Crisi della cultura e coscienza pedagogica
IV. Politica e cultura

Curatore: Madrussan Elena

3.99

IV. Politica e cultura
Gaetano Bonetta, Retrotopia educativa e ‘leviatano’ pedagogico
Roberto Farné, Per una consapevolezza politica dell’azione educativa
Andrea Ranieri, Gli intellettuali e il senso comune
Luigi Saragnese, Per una scuola critica delle diseguaglianze
Giuseppe Tognon, Il merito e i populismi. Premesse spirituali ed esiti incivili della politica moderna
Ignazio Volpicelli, Pedagogia e politica in una conferenza tenuta da Herbart nel dicembre del 1810 a Königsberg

 

 

Gaetano Bonetta, Retrotopia educativa e ‘leviatano’ pedagogico
Con la fine del Secolo “breve”, con la morte delle ideologie politiche, si pensava che l’istruzione formale e le sue istituzioni dovessero vivere una nuova secolarizzazione. Questa avrebbe dovuto restituire una reale carica progressiva ai processi formativi, fatta di valorizzazione delle risorse umane e di espansione universale dei diritti civili e culturali. Ad alcuni decenni di distanza, tali auspici sono stati traditi da fenomeni regressivi. Sulla scia di una laicizzazione pluralistica, diffusa in maniera pubblicitaria, si è assistito all’affermazione di un “discorso pedagogico” costituito dai valori che hanno fatto della scuola non il fattore di socializzazione delle opportunità e dei diritti, quanto il tempio battesimale della competizione e del merito. Muovendo da tale fenomenologia, il contributo mira a disvelare le reali dinamiche della più invalsa antropologia educativa che governa attualmente i contenuti e le didattiche dei sistemi formativi. Si vuole fare luce sul conseguente e coerente pensiero pedagogico, oggi dominante, che esalta la competitività quale vocazione primaria dell’uomo e la meritocrazia quale supremo codice etico del riconoscimento naturale delle competenze e delle abilità che caratterizzerebbero la “migliore” umanità.

Roberto Farné, Per una consapevolezza politica dell’azione educativa
La sensibilità politica si è definita in campo educativo attraverso una molteplicità di percorsi raramente formali, più spesso non formali e informali. Constatare una diffusa crisi del senso della politica, almeno di un certo modo di considerare “la politica”, significa anche prendere atto che le modalità tradizionali con cui  tale formazione avveniva sono esse stesse andate in crisi. Dunque è la “pedagogia politica” nel suo insieme a dover ridefinire i propri modi, a partire dal fatto che, comunque, anche al di fuori di una qualche intenzionalità, tale educazione avviene pure se il suo esito è il “rifiuto della politica”. Questa crisi può essere l’occasione per ripensare i fondamentali di una pedagogia che ponga la dimensione politica come una “direzione intenzionale originaria” per usare il lessico pedagogico di Bertolini, di ogni processo educativo. La dimensione politica è fisiologica nel processo educativo, si tratta appunto di renderla intenzionale. Basta fare educazione e si fa politica, questo è il cuore pedagogico della questione, tutt’altro che astratta.  

Andrea Ranieri, Gli intellettuali e il senso comune
Sulle orme di Edward Said.” La politica come specialismo, “la autonomia della politica” usa gli specialismi, parla alle discipline e ai saperi e poteri disciplinari al servizio del manovratore. Ma questo rapporto è funzionale solo ad una economia e a una società che ha nella crescita indefinita e nella produttività il collante fondamentale. Del tutto inadeguata al tempo in cui dobbiamo necessariamente affrontare il tema dei.limiti dello sviluppo. In questo caso le orme sono quelle di Ulrich Beck. Un nuovo “dilettantismo”, per dirlo con Said, degli intellettuali e della politica per provare a evitare il disastro.

Luigi Saragnese, Per una scuola critica delle diseguaglianze
Partendo dalla riflessione sull’educazione come “prassi” educativa che con Marx pone dialetticamente in relazione l’uomo e l’ambiente, si sottopongono a critica i paradigmi fondanti dei sistemi formativi odierni, sempre più indirizzati a mostrare come una buona scuola produca un buon ritorno economico, mostrando come la scuola italiana non dia a tutti le stesse opportunità, continuando a disattendere il principio costituzionale sancito nell’articolo 34 . Attualità della riflessione gramsciana sul nesso tra pedagogia e politica e dell’educazione come atto politico, e della necessità di una alternativa pedagogica capace di superare la “subalternità del gruppo subordinato”.

Giuseppe Tognon, Il merito e i populismi. Premesse spirituali ed esiti incivili della politica moderna
Oggi in democrazia non contano più le intenzioni ideologiche, ma il governo dell’economia e dunque la capacità di resistere alla disuguaglianza economica e culturale che tende sempre più a divaricare la massa dai vertici. Fare politica oggi significa prima di tutto coltivare forme alternative di ricchezza e ridistribuire la ricchezza esistenza in forme nuove. Non si è ancora capito che i populismi non sono la risposta violenta all’idea dello Stato sovranazionale, ma piuttosto all’idea che le «nostre» istituzioni, in primis il mercato, sono state espropriate da false meritocrazie. Che cosa hanno in comune i meritocrati e i leader politici? In sostanza il fatto che sfruttano il demerito altrui e la complessità dei processi sociali ed economici ma che raramente sono portatori di un merito proprio. È il bello della democrazia? Sì, se si pensa che sia un sistema in crisi, senza anima, del qui e ora. No, se ci si preoccupa di fare della democrazia un sistema di resistenze alla violenza e un modello di educazione alla cittadinanza.

Ignazio Volpicelli, Pedagogia e politica in una conferenza tenuta da Herbart nel dicembre del 1810 a Königsberg
Attraverso l’analisi della conferenza Über Erziehung unter öffentlicher Mitwirkung tenuta da Herbart nel 1810 a Königsberg alla “Deutsche Gesellschaft”, il presente contributo intende ricostruire la posizione del filosofo e pedagogista tedesco nei confronti delle proposte di riforma scolastica sviluppate in quegli anni in Prussia immediatamente a ridosso della battaglia di Jena.

Dimensioni

150 mm x 230 mm

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AA.VV.

Curatore

Madrussan Elena

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