Crisi della cultura e coscienza pedagogica
V. Testimoni e memorie

Curatore: Madrussan Elena

3.99

V. Testimoni e memorie
Carmen Betti, Dalla storia della pedagogia alla storia dell’educazione. Accenti epistemologici e metodologici nel secondo ’900 in Italia
Hervé A. Cavallera, Il senso della pedagogia in Antonio Erbetta
Biagio Loré, La tensione mistica della lingua nel Tractatus di Wittgenstein. P. Hadot legge Wittgenstein
Francesco Panero, Marc Bloch: testimone della libertà, maestro e studioso della dipendenza libera e della servitù medievale
Fulvio Papi, Antonio Erbetta e l’educazione copernicana
Giuseppe Spadafora, Prospettive epistemologiche della ricerca educativa. Ripensamento e sviluppi

 

 

Carmen Betti, Dalla storia della pedagogia alla storia dell’educazione. Accenti epistemologici e metodologici nel secondo ’900 in Italia
A partire dal dibattito post-sessatotto, in cui è emersa con forza la necessità di procedere ad una revisione dello statuto della  ricerca pedagogica, è possibile individuare nella macro area della Pedagogia diversi settori scientifico-disciplinari di indagine, al fine di meglio caratterizzare, con specifiche fonti e specifiche metodologie di ricerca, i rispettivi studi.
Èccaduto così che nel corso degli anni Ottanta, la Storia della pedagogia, come settore di studio delle teorie, delle idee, dei modelli educativi ha conosciuto una visibilità crescente nelle diverse sedi accademiche, che hanno progressivamente riservato uno spazio autonomo alla dimensione storica dell’educazione.
Tale visibilità della Storia della pedagogia non ha però tardato a declinare sull’onda, in specie, della social history che ha evidenziato la “parzialità” di tale approccio di tipo formale e istituzionale e ha rivolto, invece,  l’attenzione all’educazione non formale e a pratiche e a luoghi diversi da quelli classici. Qual è, oggi, l’esito di tutto ciò?

Hervé A. Cavallera, Il senso della pedagogia in Antonio Erbetta
Il pensiero pedagogico di Antonio Erbetta si caratterizza, nella storia della pedagogia italiana, come una critica radicale alla sistematicità pedagogica e ad ogni apriorismo concettuale, andando ben oltre le tesi dei suoi principali pensatori di riferimento (Banfi e Bertin) e caratterizzandosi come un unicum di ripensamento esistenziale, e quindi, costantemente inquieto, dell’azione educativa e autoeducativa. Sotto tale aspetto, egli esprime con decisione le drammatiche contraddizioni della vita nel tempo.

Biagio Loré, La tensione mistica della lingua nel Tractatus di Wittgenstein. P. Hadot legge Wittgenstein
Il lavoro presenta l’interpretazione data da Pierre Hadot, grande storico della filosofia antica, al Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein.
L’attenzione viene indirizzata in primo luogo a lumeggiare i presupposti radicalmente empirici della concezione del filosofo viennese, che manifesta difficoltà interne insormontabili fino alla netta contraddizione. Il tentativo di superamento di queste apre le porte, attraverso il “mostrare” che si contrappone al “dire”, ad una tendenza verso la dimensione del sentire che si traduce linguisticamente in un approdo al misticismo del silenzio.

Francesco Panero, Marc Bloch: testimone della libertà, maestro e studioso della dipendenza libera e della servitù medievale
Marc Bloch, patriota e strenuo difensore della libertà (non solo come idea, ma a livello militante) combatte nella Resistenza francese e viene assassinato dai nazisti nel 1944. L’idea di libertà come punto essenziale di riferimento per i suoi studi emerge già con molta chiarezza nell’opera prima Rois e serfs all’inizio del Novecento. Le sue ricerche storiche procedono poi con grande coerenza nei decenni successivi, analizzando da un lato le forme del potere signorile e feudale (La société féodale rappresenta la sintesi di questi di studi) e dall’altro il passaggio dall’ “esclavage” al “servage”. Il mio contributo si soffermerà su questo secondo, fondamentale filone di ricerche, che fanno di Bloch un grande maestro per tutti i medievisti.

Fulvio Papi, Antonio Erbetta e l’educazione copernicana
Il titolo scelto per descrivere la posizione pedagogica di Erbetta, relativo all’educazione copernicana, è emblematico in quanto segno metaforico sia di trasformazione sia di una crisi. E la parola “crisi” è ambito del pensare da cui parte Erbetta e nel quale il suo lavoro si stanzia e riflette, accostando fenomenologia e storicità del pedagogico, per uscire dalla mondanità attraverso un tentativo critico e intellettualmente rigoroso di costruzione del proprio destino.
Si tratta, allora, di stare nella crisi e nella criticità come schiarimento di quella radura personale, metafora di una possibile educazione, quale orizzonte progettuale per una azzurra lontananza.

Giuseppe Spadafora, Prospettive epistemologiche della ricerca educativa. Ripensamento e sviluppi
L’autore in questo saggio cercherà di chiarire alcuni nodi epistemologici della ricerca pedagogica contemporanea. In particolare esporrà alcune riflessioni: a. sul nodo teoria-pratica nel contesto culturale della contemporaneità; b. sulle possibilità di ibridazione della pedagogia con le altre scienze dell’educazione; c. sulla complessità della formazione unica e irripetibile della soggettività; d. sulle possibilità educative della soggettività nel mondo della tecnologia digitale; e. sul concetto di recupero educativo. Queste cinque suggestioni sviluppate, soprattutto, attraverso l’ispirazione del pensiero deweyano, saranno sviluppate in una serie di proposte per un possibile lavoro collettivo di analisi delle questione educative fondamentali.

Dimensioni

150 mm x 230 mm

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Genere

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Autore

AA.VV.

Curatore

Madrussan Elena

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