Crisi della cultura e coscienza pedagogica
VII. Ironia e senso del tragico

Curatore: Madrussan Elena

3.99

VII. Ironia e senso del tragico
Franco Cambi, Antonio Erbetta interprete del nihilismo. Tra Tragico, Decostruzione e Ironia
Rita Fadda, Figli del caso e della pena. La visione tragica dell’esistenza e il tragico della libertà e della scelta
Gerhard Friedrich, Anmerkungen zur „Romantischen Ironie“
Mario Gennari, Sul destino mitopoietico della cicala
Maria Isabella Mininni, Parodia e disincanto: la lingua che irride ne La aventura del tocador de señoras di Eduardo Mendoza
Riccardo Morello, Es ist eine Komödie es ist eine Tragödie. Tragico e comico nel teatro austriaco
Gabriele Scaramuzza, Vasilij Grossman: terrore e utopia
Enrico Testa, “Un paesaggio di ghiacciai”. Il destino delle parole sole

 

 

Franco Cambi, Antonio Erbetta interprete del nihilismo. Tra Tragico, Decostruzione e Ironia
Il contributo intende individuare, all’interno del pensiero di Antonio Erbetta, qui assunto quale interprete del Nihilismo, il baricentro della sua filosofia dell’educazione, utilizzando a tale scopo alcune categorie chiave della Modernità e della Postmodernità. Da un lato, l’attenzione si focalizza sulle figure del Tragico e del Nichilismo stesso, considerate come strutture in sviluppo della Modernità. Dall’altro lato, si evidenzia la necessità di porsi, nell’elaborazione teorica, comunque e sempre dalla parte del Soggetto, inteso nella sua concezione più ampia. La Bildung che ne risulta, allora, attraverso gli
strumenti ‘nichilisti’ della Decostruzione e dell’Ironia utilizzati da Erbetta, appare declinata sul versante della libertà più radicale, ossia come il prodotto di una scelta sempre responsabile che collabora allo sviluppo della condizione postmoderna: luogo aperto al Possibile e alla speranza, invece che rappresentazione di un’inerte acquiescenza al dato di fatto.

Rita Fadda, Figli del caso e della pena. La visione tragica dell’esistenza e il tragico della libertà e della scelta
L’intento è quello di interrogare il tragico sotto il profilo pedagogico e far sì che la pedagogia si lasci da esso interrogare, al fine di mettere in chiaro quanto la tensione tragica sia presente nei processi di soggettivazione, di formazione dell’uomo. Tragico la cui essenza non consiste nella semplice presenza del dolore e della caducità dell’esistenza, ma prende corpo ove si passi da ciò, ad una piena consapevolezza e ad una visione del tragico dell’esistenza e della condizione umana. E la prima domanda che ci si pone è se tale consapevolezza conduca verso atteggiamenti rinunciatari, di pura, passiva rassegnazione, che confliggono con l’idea stessa di educazione, o se formi alla vita autentica. E da qui, un’altra domanda fondamentale per chi si interroga sul destino formativo dell’uomo, sul suo divenire ciò che può ed ha da essere e vale a dire la domanda sui margini di libertà che tale visione lascia all’uomo per agire, per scegliere e scegliersi, per aspirare ad un’autodeterminazione.

Gerhard Friedrich, Anmerkungen zur „Romantischen Ironie“
L’ironia romantica come la concepisce Friedrich Schlegel è essenzialmente un atteggiamento metodico del poeta, ma anche del filosofo, che gli permette di mettere in atto un continuo processo di astrazione e relativizzazione di ogni realtà contingente (incluso l’opera nascitura) rivelandone il carattere frammentario e quindi non essenziale e ingannevole rispetto all’universalità e l’infinità del creato. Questo saggio intende dimostrare che “l’ironia romantica” rappresenta l’inizio dell’evoluzione della dialettica negativa e del nichilismo nel pensiero europeo moderno che passando per la filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche trova la sua elaborazione accattivante nella “negative Dialektik” di Theodor W. Adorno.

Mario Gennari, Sul destino mitopoietico della cicala
Il saggio intitolato Sul destino mitopoietico della cicala prende le mosse da una vetusta espressione retorica propria di un certo moralismo prussiano, sintetizzata in modi differenti ma che anche così possono essere restituiti: Was Du heute kannst besorgen das verschiebe nicht auf morgen. Il significato è noto: non rinviare a domani quanto possa essere fatto già oggi. In stretta sintesi, ciò può essere letto come un inno non lusinghiero per le cicale, che d’estate cantano e d’inverno non hanno scorte di cibo per sopravvivere. Tema dunque relativo al destino della cicala, preso in considerazione dalle mitografie della classicità. Da Esiodo a Omero, da Ovidio a Esopo non sono pochi i riferimenti alla dialettica tra cicale e formiche. La cosa interessa anche la letteratura per l’infanzia, nonché le letterature comparate contemporanee. A fronte di ciò, lo sguardo pedagogico deve soltanto essere capace di non cadere in uno strabismo moralistico a giustificazione di atteggiamenti punitivi verso ogni forma d’edonismo.

Maria Isabella Mininni, Parodia e disincanto: la lingua che irride ne La aventura del tocador de señoras di Eduardo Mendoza
Attraverso la scomposizione parodica del romanzo giallo condotta fino ai limiti dell’assurdo e dell’esperpento, Eduardo Mendoza (Barcellona, 1943)in La aventura del tocador de señoras (2001) propone il ritratto contemporaneo di una realtà antieroica raccontando con ironia corrosiva e sarcasmo ingegno sola drammatica conflittualità del quotidiano,nella convinzione che “las circunstancias más trágicas tienen un componente divertido”.
Si intende qui indagare il linguaggio peculiare e il virtuosismo espressivo su cui poggia la farsa critica interpretata dal bislacco protagonista, un folle innominato, espressione dell’irridente disincanto mendoziano.

Riccardo Morello, Es ist eine Komödie es ist eine Tragödie. Tragico e comico nel teatro austriaco
L’interscambiabilità di tragico e comico appare come uno dei temi fondamentali del teatro austriaco a partire dal 700 (teatro popolare viennese ) sino al 900 (Thomas Bernhard ). Tragedia e commedia come Giano bifronte, come le maschere plautine, l’una sorridente e l’altra triste, che campeggiano ai due lati del palcoscenico del Theatrum Mundi.

Gabriele Scaramuzza, Vasilij Grossman: terrore e utopia
Oggetto sarà l’opera di Vasilij Grossman, e segnatamente Vita e destino, l’acuta e documentata attenzione in esso alle tragedie del XX secolo: la Shoah nei territori occupati dai nazisti, la terribile vita quotidiana sotto Stalin, fatta di delazioni, sospetti, condanne immotivate, paure, il serpeggiante antisemitismo. La battaglia di Stalingrado, vista nel suo drammatico ed eroico svolgersi nel campo sovietico, ma anche nella vita amara e tragica dei tedeschi sconfitti; la prigionia anche di alti gradi dell’Armata Rossa nei lager nazisti (e lo svelarsi in essa di analogie tra nazismo e stalinismo); la storia dei protagonisti (Strum, la sua famiglia, l’ambiente in cui vivono, le amicizie, gli amori, il loro intreccio con la grande storia) e, in essi, della vita delle scienza in quel mondo. E tuttavia (questa l’utopia) il sopravvivere malgrado tutto, anche in quei frangenti, di una dignità umana che non si spegne, legata a profondi valori ebraico-cristiani. 

Enrico Testa, “Un paesaggio di ghiacciai”. Il destino delle parole sole
A partire dalla constatazione dell’insufficienza, tendenzialmente nichilistica, delle parole a dire le cose (Conrad, Hoffmannsthal, Sereni, Caproni), fino al suo opposto ‘positivo’ (in Luzi: la lingua come dono; in Heidegger: i poeti come custodi del linguaggio), e all’originale posizione di Lévinas (la distinzione tra il Dire e il Detto, tra sistema di linguaggio e impostazione dialogica di una reciprocità relazionale), questo saggio intende rendere conto della ‘solitudine del linguaggio’, così come risulta testimoniata nell’opera poetica di Celan, e certificata sul piano teoretico da Adorno (e a suo modo da Bergamín). L’approdo provvisorio donde ripartire per un’analisi del tema mobilita, infine, un narratore, Gianni Celati, il cui ‘sentito dire collettivo’ si apparenta all’attenzione linguistica privilegiata di Benveniste per i fenomeni pragmatici e comunicativi, cosicché i due aspetti in cui la solitudine del linguaggio si articola (la possibile deriva nella chiacchiera, da un lato, la nostra appartenenza al linguaggio, dall’altro, paradossale possesso da cui siamo posseduti, cosicché la nostra solitudine è anche la sua) possono trovare una probabile intesi risolutiva sul piano dinamico dell’enunciazione.

Dimensioni

150 mm x 230 mm

Anno di Pubblicazione

Pagine

Lingua

Genere

,

Collana

Autore

AA.VV.

Curatore

Madrussan Elena

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