La mistica della soggettività

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Questo scritto nasce dalla preventiva convinzione che religione e filosofia, spesso considerate come le espressioni più pure e profonde dell’animo umano, non abbiano affatto titolo per rivendicare tale priorità. Esse non sono affatto sfere “originarie”, non esprimono effettive “verità”, ma sono piuttosto allegorie e travestimenti di altre istanze primarie ancora più profonde e strutturali. Queste istanze primarie “autentiche” sono quelle del potere e del sapere nelle loro articolazioni reali, che si esprimono come religione e filosofia quando tali sfere vengono inibite, per ragioni storiche contingenti, nelle loro reali opportunità di sviluppo. Religione e filosofia si predispongono dunque come metafore, allegorie, bacini di ristagno, o come sistemi di gesti caricaturali ed emulativi, come un teatro che richiama sul piano dell’immaginario un processo storico di fatto inibito. La mistica della soggettività, oltre a proporsi come un contributo ideale per una più complessa teoria delle formazioni ideologiche, corrisponde anche a un progetto portato avanti dall’autore per la costruzione di una cultura post-religiosa che possa diventare fondamento e guida per una politica “positiva” a sua volta riformata. “L’educazione alla modernità. Non tutte le età consentono di scoprire ogni cosa e sono sufficientemente mature per avere scienza. Esiste un tempo giusto dove i dubbi e gli enigmi, che apparivano da principio insolubili, all’improvviso si sciolgono, perché è la realtà stessa a presentare alla coscienza sensibile quelle connessioni che lo spirito andava inseguendo con la fantasia.” L’autore prosegue la sua riflessione rigorosa e impegnativa sulla soggettività e sulla coscienza. Si tratta di un’assunzione di responsabilità nei confronti del mondo e dell’altro. Un testo filosofico che illumina ben al di là del semplice ambito specialistico.

ISBN

Anno di Pubblicazione

Note
Dimensioni

110 mm x 170 mm

Pagine

Lingua

Autore

Milanesi Pier Giuseppe

Curatore
Traduttore
Genere

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