Implicazioni schubertiane in «Viaggio d’inverno» di Attilio Bertolucci

1.99

Lo studio indaga le affinità strutturali e testuali fra il ciclo di Lieder Winterreise D. 911 (1827) di Franz Schubert e l’omonima silloge Viaggio d’inverno (1971) di Attilio Bertolucci. Composti su testi di Wilhelm Müller, i Lieder schubertiani raccontano la vicenda di un viandante abbandonato dagli affetti e destinato a una fatale peregrinazione nella stagione invernale (simbolicamente rappresentativa di uno stato di gelo interiore del Wanderer, dovuto alla sua irrimediabile solitudine). Pur con modalità e toni differenti, anche Bertolucci nel Viaggio – e in particolar modo nella sezione eponima dell’opera, la quale inizia con una poesia (Notte) che già nel titolo richiama il Lied incipitale della Winterreise (Gute Nacht) – racconta di viaggi, di separazioni affettive e di un inverno che, se non è stagione privilegiata nella raccolta, domina anche qui come fulcro simbolico e semantico. In entrambe le opere, inoltre, traspare la dicotomia tra l’aspirazione al dialogo del protagonista-Wanderer con il resto del mondo e la frustrazione dell’incomunicabilità, come ben esprime nella Winterreise il dittico centrale dei Lieder Einsamkeit-Die Post e, in Viaggio d’inverno, la poesia conclusiva Solo.

 

The study examines the structural and textual affinities between Franz Schubert’s song cycle Winterreise D. 911 (1827) and the homonymous poetry collection Viaggio d’inverno (1971) by Attilio Bertolucci. Composed on poems by Wilhelm Müller, the Schubertian Lieder recount the story of a wayfarer abandoned by his loved one and doomed to a fatal peregrination in the winter season (symbolically representative of a state of inner frost of the Wanderer, due to his irremediable loneliness). Despite the different modes and tones, even Bertolucci in the Viaggio – and especially in the eponymous section of the collection, which begins with a poem (Notte) that in the title recalls the incipital Lied of Winterreise (Gute Nacht) – tells of journeys, of separations from the loved ones and of the winter, which, if it is not the privileged season in the poems, also rules in Bertolucci’s book as a symbolic and semantic fulcrum. In both works, moreover, is recognisable the Wanderer-protagonist dichotomy between his aspiration to the dialogue with the rest of the world and the frustration of incommunicability, as expressed, in the Winterreise, by the central Lieder diptych Einsamkeit-Die Post and, in Viaggio d’inverno, by the final poem Solo.

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Dimensioni

170 mm x 240 mm

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