Ted Hughes, la traduzione, i classici, l’Alcesti

1.99

Il presente articolo prende in esame la pratica traduttiva di Ted Hughes, che spazia dalla poesia contemporanea ai testi classici. Il punto di svolta per il poeta è rappresentato dalla traduzione dell’Edipo di Seneca, nel 1967. Dalla fine degli anni ’70 e per il decennio successivo Hughes non traduce, ma riprende a farlo negli ultimi anni della sua vita. L’articolo analizza, nell’ambito dell’attività di traduttore svolta da Ted Hughes, la sua versione dell’Alcesti e il motivo della sua scelta di questo testo, l’unico non commissionatogli: i rimandi alla sua storia personale, che aveva sempre evitato in precedenza. La scrittura di Ted Hughes trasuda sofferenza, ma Alcesti offre spazio alla speranza, sostantivo e concetto su cui si chiude la sua traduzione.

The present article examines Ted Hughes’s translating practice, which ranges from contemporary poetry to classical texts. The turning point, for the poet, is represented by his translation of Seneca’s Oedipus in 1967. From the end of the 1970s and for the following decade the poet did not translate, but he started translating again towards the end of his life. This article examines, within Hughes’s translations, his version of Alcestis and the reasons for his choice of this text, the only one not commissioned to him: the echoes with his personal history. Ted Hughes’s writing is pervaded by suffering, but Alcestis closes on a note of hope.

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170 mm x 240 mm

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