Oltre il visibile. Riflessioni sull’imaging astronomico a partire dalle immagini dei telescopi spaziali Hubble e Webb

Autore: Donghi Lorenzo, Toschi Deborah

 

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1.99

ABSTRACT

L’intervento prende le mosse dalle immagini fornite dal telescopio spaziale James Webb, il più importante osservatorio astronomico attualmente operativo, inaugurato dalla NASA nel 2021, e dal suo predecessore, il telescopio spaziale Hubble, che ha plasmato nei trent’anni precedenti una specifica iconografia dello Spazio. In particolare, l’attenzione è riservata alla capacità di questi telescopi di rilevare onde elettromagnetiche anche nelle porzioni di spettro che si estendono ben oltre i limiti della luce visibile (ultravioletto e infrarosso). Ne consegue che, quando guardiamo le loro immagini, ciò che osserviamo non corrisponde esattamente a ciò che potremmo cogliere con i nostri occhi: più che come un’operazione di fedele rispecchiamento, la loro azione va infatti intesa come una traduzione, l’esito di un processo di visualizzazione di dati che determina una configurazione iconica arbitraria, discrezionalmente costruita e tecnologicamente determinata. Il contributo cerca infine di ragionare sullo statuto di queste ‘nuove’ immagini, così come sul ruolo ricoperto all’interno di una cultura visuale in cui le leggi dell’ottica cedono il passo a quelle del calcolo algoritmico.

Parole chiave: cultura visuale, imaging astronomico, spettro elettromagnetico, datafication, immagine algoritmica.

The paper takes as its starting point the images provided by the James Webb Space Telescope, the most important astronomical observatory currently in operation, inaugurated by NASA in 2021, and its predecessor, the Hubble Space Telescope, which has shaped a specific iconography of Space over the previous thirty years. In particular, the focus is on the ability of these telescopes to detect electromagnetic waves even in the portions of the spectrum that extend far beyond the limits of visible light (ultraviolet and infrared). It follows that when we look at their images, what we observe does not correspond precisely to what we can grasp with our own eyes: rather than as an operation of exact mirroring, their action must be understood as a translation, the outcome of a process of data visualisation that determines an arbitrary iconic configuration, discretely constructed and technologically determined. Finally, the contribution attempts to reason about the status of these ‘new’ images and their role within a visual culture in which the laws of optics give way to those of algorithmic calculation.

Keywords: Visual Culture, astronomical imaging, electromagnetic spectrum, datafication, algorithmic image.

 

Collana

Anno di Pubblicazione

Dimensioni

170 mm x 240 mm

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,

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