sono così diversa
gigantesca
mi capiscono gli asciugamani
e si giocano a dadi le mie labbra…
ich bin so anders
riesig
verstehen mich Handtücher
die um meine lippen würfeln…
Questa raccolta di poesie, pubblicata nel 1980 da una galleria d’arte in Baviera, raccoglie le liriche scritte da Elfriede Jelinek tra il 1966 e il 1968. Molti sono i riferimenti più o meno espliciti al mondo dell’arte, a partire dalle poesie dedicate a Paul Klee, Odilon Redon o al bacio di Klimt, molti sono anche i dialoghi con i poeti, Rimbaud e Verlaine in particolare. Ma la cifra della scrittura è sua, peculiare, non tanto perché aderisce in modo radicale all’avanguardismo grammaticale dell’epoca (uso delle sole minuscole – cosa che moltiplica in tedesco le possibilità di ambiguità e giochi linguistici – e di una punteggiatura provocatoriamente anomala), ma perché si iscrive, a tutti gli effetti, in quell’espressionismo di matrice surrealista, ironico e straziante, che è la cifra di tutta la sua prosa e del suo teatro.







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